www.antimobbing.com
 

Parliamo di mobbing

 
News
Incontri e seminari
Origine della parola
Definizione
Modello Leymann
Il commento del giudice
Azioni vessatorie
Mobbing strategico
Danno riflesso
Problemi psicologici
Parlamento Europeo
Agenzia europea, scheda
 
Associati a noi
demotivazione depressione ansia panico... il lavoro che svolgi non è apprezzato...
   
INCONTRI-CORSI 2007: Bologna, "Il mobbing nei luoghi di lavoro"
NEWS: Corte Costituzionale: sì a norme regionali sul mobbing se non invadono le competenze statali


Pagine a cura dell'Osservatorio Nazionale Antimobbing ©

Per informazioni sul nostro Osservatorio, per segnalarci notizie
o per associarti a noi, scrivici:   nbonav@libero.it

Ultimo aggiornamento, last update: 5 mar 2007

 

Origine della parola.
Mobbing è parola di origine anglosassone; deriva dal verbo to mob che vuol dire “assalire, aggredire, attaccare”; in questa accezione la usò per primo Konrad Lorenz, etologo e premio Nobel, riferendosi all'attacco che un gruppo di animali porta ai danni di un singolo della stessa specie. Un altro significato, negativo, origina dal sostantivo inglese mob con cui si indica la folla, la calca, ma anche l’attacco della feccia del popolo e deriva a sua volta dal latino mobile vulgus, riferito in questo caso all’assalto della gentaglia d’ufficio contro il collega ultimo arrivato, o contro  quello più capace e ambizioso della media.

    Definizione.

La prima definizione scientifica del mobbing risale al 1984  ed è dello studioso Heinz Leymann di Stoccolma (Svezia).
Il mobbing è l’atteggiamento persecutorio di chi attacca una persona nello stesso ambiente di lavoro e che si risolve nella malattia psicologica e spesso anche fisica di chi lo subisce. Questo abuso spesso viene ricondotto ad altri reati (molestie, violenze, abuso d'ufficio, ingiurie, ed altro) sicuramente ad una prima valutazione ben più gravi di quello di mobbing. Se il lavoratore oggetto del mobbing non inquadra bene il contesto generale dell’azione portata avanti nei suoi confronti, la denuncia potrebbe portare a una archiviazione o a una condanna mite, non essendoci ancora una legge che codifica il reato di mobbing e che sanzioni direttamente chi lo attua.

MODELLO
:
nei luoghi di lavoro è normale che possano nascere conflitti; ma non si possono definire, di per sé, azioni di mobbing. Avvio del processo: la fase del conflitto quotidiano può rappresentare l’inizio: per tale motivo, è la fase più delicata e su cui occorre esercitare il massimo di attenzione.
2^ FASE: inizio del mobbing e del terrorismo psicologico:
inizia quando il conflitto quotidiano matura e acquista un carattere di continuità.
3^ FASE: errori ed abusi anche non legali della direzione del personale:
la direzione del personale viene a sapere della situazione conflittuale in atto; in genere si schiera contro la persona mobbizzata: ciò deriva quasi sempre dal fatto che la vittima della violenza psicologica ha, come conseguenza, un calo di rendimento e si assenta spesso dal lavoro: comportamento ritenuto negativo da chi è abituato a gestire le risorse umane limitandosi a valutazioni superficiali ed affidandosi ai giudizi delle gerarchie aziendali.
Effetti negativi nell’ambiente di lavoro:

sono conseguenti ai danni provocati sulla persona mobbizzata: deterioramento del clima dell’ambiente lavorativo, bassa  resa professionale, scarsa qualità del lavoro prestato;
il "mobber" poi (colui che esercita il mobbing) causa anche danno alla efficienza della propria azienda, all’immagine e all’organizzazione della stessa, con conseguente calo del livello di produzione e aumento dei costi sostenuti per la malattia dei dipendenti.

4^ FASE: esclusione dal mondo del lavoro:
è l’uscita dal mondo del lavoro che spesso il mobbizzato vive come una tragedia personale; la vittima resta isolata.
    Il commento del giudice.
D.: Quando si verifica una situazione di mobbing?
Risponde Pierguido Soprani, magistrato: “Quando un dipendente è oggetto ripetuto di soprusi da parte dei superiori e, in particolare, quando vengono poste in essere pratiche dirette ad isolarlo dall'ambiente di lavoro o ad espellerlo con la conseguenza di intaccare gravemente l'equilibrio psichico dello stesso, menomandone la capacità lavorativa e la fiducia in se stesso e provocando catastrofe emotiva, depressione e talora persino il suicidio. La responsabilità del datore di lavoro deriva dall'art. 2087[1] del Codice Civile che impone di adottare le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori”.
“Il mobbing è un fenomeno che non è esclusivo dell'ambiente di lavoro in quanto nella sua genericità  è un comportamento che costituisce un vero e proprio attacco ai diritti umani e civili – commentano dall’associazione 'La punta dell’iceberg' -. Gli studi finora condotti vedono l'origine del mobbing in un conflitto concernente l'organizzazione del lavoro che si trasforma o è diventato un conflitto di natura personale”. 

    Azioni vessatorie che contraddistinguono il mobbing.

E
sistono una serie di azioni tipiche del mobbing che vengono messe in opera per vessare un soggetto. Approfittiamo dello schema fornito in rete dalla citata associazione:
1.
 
atteggiamento aziendale difforme da quello ordinariamente riservato ad altri colleghi; 2.  calunnie, diffamazione, ingiurie di colleghi verso un altro collega e sistematico discredito; 3.  dequalificazione nel lavoro; 4.  diniego immotivato delle ferie; 5.  accuse generiche, non supportate da fatti o circostanze; 6.   rimproveri in pubblico; 7.  attribuzione di compiti ordinari con ordini scritti indicanti anche i tempi di produttività; 8.  richiesta frequente di controlli medico-fiscali nello stesso periodo di malattia; 9.  isolamento dall'organizzazione del lavoro.
    Mobbing strategico.
Occorre discriminare tra “mobbing in senso stretto” e “mobbing strategico”: il secondo tipo consiste in una condotta strategica messa in atto per indurre il lavoratore alle dimissioni o alla richiesta di essere trasferito in altro settore di lavoro o differente unità operativa.
    Danno riflesso.
Lo subiscono familiari, affetti e amici che vengono emotivamente coinvolti dagli avvenimenti che colpiscono il mobbizzato; si aggiunge al “danno diretto” patito dalla vittima.
   
Problemi psicologici.
Chi viene sottoposto a mobbing, soffre di depressione con compromissione dei rapporti familiari e personali; nei casi più seri si può arrivare alla spinta suicida.
Chi ha subito il mobbing è spesso un cosiddetto dapista (cioè soggetto alla situazione di catastrofe emotiva secondo la triade “depressione-ansia-panico”) che a volte trova scarsa comprensione anche nell'ambiente familiare e non riceve solidarietà dal mondo esterno.

    Parlamento Europeo.
Il 16 luglio del 2001, la Commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento Europeo ha licenziato il testo finale della "Relazione sul mobbing sui posti di lavoro" (Documento di seduta finale, Risoluzione n° A5-0283-2001),
(2001/2339(INI)); relatore: Jan Andersson PE 305.695 2/24 RR\445949IT.doc

    Numeri utili:
ISPESL: Centro d’ascolto dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro  (Ministero della Sanità); telefoni: 06-44280390, 06-44280403
ISPESL:
via Alessandria, 220/E - 00198 Roma (RM), centralino: 06-442801
In varie realtà lavorative nazionali (ad esempio: l'A.T.M. di Torino) e in varie Aziende Sanitarie Locali (ad esempio: in tutte quelle della regione Lazio) sono nati "Sportelli antimobbing"; lo stesso in altre ASL italiane.

[1] articolo 2087 del Codice Civile - Tutela delle condizioni di lavoro: 1. L`imprenditore e` tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.